2 Dic 2019 16.55

Mihajlovic: 'Non mi sento un eroe. Sono solo un uomo'. E il suo Bologna batte il Napoli

Il cuore non lo tocca Sinisa Mihajlovic. Lo scuote. E lo stringe in un abbraccio. Il viso, segnato dalla malattia. Ma gli occhi guardano lontano. La preziosa opera dei medici e più di ogni cosa la famiglia, la gratitudine del 50enne serbo è il suo tam tam alla vita: "Ringrazio i medici, la mia famiglia, i miei figli e mia moglie Arianna che forse è l'unica persona che conosco che ha più palle di me" racconta commosso Mihajlovic "ma non mi sento un un eroe, sono un uomo con tutte le sue fragilità" E nella sua casa, il Dall'Ara, le parole di Sinisa diventano una sorta di preghiera laica: "Quattro mesi e mezzo chiuso in una stanza d’ospedale, solo, con aria e acqua filtrata, sono stati tosti. Il mio più grande desiderio era prendere una boccata d’aria fresca ma non potevo: ora poterlo fare è bellissimo. A chi è malato voglio dire che se sei forte e ci credi, arriva il sole". Non mancano i sorrisi quando a sorpresa entra la squadra guidata da capitan Dzemaili "Ecco trovano tutte le scuse pur di non allenarsi" ironizza il tecnico felsineo mentre il centrocampista a nome dei compagni con il volto contratto per l'emozione dice: "Mister ci sei mancato, siamo contenti che sei tornato, sappiamo che sei arrabbiato per gli ultimi risultati e ti promettiamo che ci riscatteremo". Ogni promessa è debito, evidentemente le temute sfuriate fanno paura. Perchè al San Paolo al cospetto del Napoli di Carlo Ancelotti, hanno fatto festa i ragazzi rossoblù forti come il loro condottiero che da oggi chiameremo Sinisa il gigante.

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